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accadde 001

 

“La fase di preparazione per me è fondamentale, sia che io debba scrivere un romanzo o una storia a fumetti. Posso dedicarle settimane, anche mesi, prima di scrivere la prima scena. Nel frattempo, lascio che storia mi ronzi intorno per un po’, scrivo appunti, frammenti di dialogo, flash di una scena, lascio insomma che i personaggi parlino tra di loro nella mia testa. Nel caso di Dylan non ho fatto eccezioni. Ho cercato di instaurare un rapporto diciamo più “intimo” con il personaggio rispetto quello che avevo stabilito da lettrice, ho come ricominciato da capo rileggendo decine di albi, rannicchiandomi nella penombra del suo studio, ascoltando la sua voce, immaginando i suoi pensieri e respirando le sue ossessioni, alla ricerca delle sfumature che rendono questo personaggio unico. Poi ho iniziato a scrivere, con una pila dei miei albi preferiti di fianco al portatile, guardiani silenziosi del mio lavoro.”

Barbara Baraldi

 

” L’idea di fare fumetti aveva cominciato a sfiorarmi fin da piccolo, ma il momento decisivo è arrivato quando facevo le medie. Una mattina, mentre mio padre (sempre lui in questi aneddoti!) mi stava portando a scuola in macchina, me ne stavo sul sedile davanti con il primo Nathan Never Gigante sulle ginocchia e lo stavo tormentando coi miei discorsi di ragazzetto entusiasta, dicendogli quanto dovesse essere fiko fare fumetti, che era come fare il cinema ma nella propria cameretta! A un certo punto papà cercò di riportarmi con i piedi per terra dicendomi di non fantasticare troppo e di considerare l’eventualità che potesse non succedere mai. In quel momento, mentre provavo a immaginare la mia vita “da grande” senza i fumetti, mi montò addosso una tristezza tale che da quel momento divenni ancora più risoluto.”

Gigi Cavenago

 

“La solitudine di Dylan è una cosa che, se presa in esame in una singola storia, non rappresenta nulla di particolare ma, se messa nel contesto di tutte le altre storie, proietta ombre lunghe e a tratti anche sinistre sul personaggio. Dylan ha pochissimi amici, è un dato di fatto. Le poche persone che frequenta con regolarità sono un ispettore molto più vecchio di lui, uno psicotico a cui (non) paga lo stipendio e una vecchia che parla con i morti. E  queste tre persone sono comunque legate al suo lavoro, non è gente con cui va cena. E poi ci sono le donne. Che sono solo delle relazioni momentanee e poi spariscono. E, grossomodo, è tutto qui. Strano no? Spaventevole pure. Perché Dylan sembra proprio essere una bella persona, anche simpatica. Eppure non ha nessuna rete sociale. A mio modo di vedere, ci deve essere un motivo. E giuro che muoio dalla voglia di scroprirlo.”

Roberto Recchioni

 

 

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