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Tu non sai quanto ti ho amata…

Le donne di Dylan

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La seconda mostra sarà dedicata alle DONNE di Dylan, quelle che sono andate a costituire nel tempo il suo universo sentimentale. Proporre una mostra sull’argomento potrebbe apparire come il banale pretesto per mettere in piedi un’antologica degli albi storici della testata, una sorta di, se mi passate il termine, “mostra riempitivo”. Io credo invece che il rapporto di eterna incomprensione e caducità che Dylan instaura con il gentil sesso esplichi un aspetto fondamentale e mai abbastanza approfondito della personalità dell’indagatore dell’incubo: ovvero la sua difficoltà nell’instaurare rapporti umani tout court, figlia di un’indole morale ma fondamentalmente misantropa che lo condanna a una solitudine pessimista e incontrovertibile, ambigua via di mezzo tra l’eremitaggio voluto e la fatalità.

Le donne, dacché portatrici di passioni estreme e estremamente esemplificative della psicologia del personaggio, sono solo il simbolo di un disagio più generale. Dylan NON ha amici: certo, ha Bloch e Groucho, ma il primo è più una specie di padre nonché il suo ex superiore nella polizia, e il secondo, oltre a essere il suo assistente, è una figura surreale, folle, quasi inquietante nel suo eterno essere avulso dalla “contingenza di ciò che accade”. E anche gli altri conoscenti che spuntano qua e là nella serie non sono altro che riflessi di un passato mai ben determinato, sono sprazzi narrativi e poetici che si chiudono su sé stessi e che, invece di confutarla, confermano e sottolineano l’eterna solitudine dell’Old Boy. In soldoni, Dylan è un tizio che se deve uscire a bere qualcosa (un tè, nel suo caso) ci va con suo “padre” e se ha voglia di mangiare una pizza invita il suo assistente. O altrimenti invita una ragazza, per l’appunto, ma essa sarà eternamente destinata a perdersi nel mare dei suoi amori passati. Il rapporto di Dylan con le donne è un compendio di tutti gli elementi poetici della testata: l’amore, il sesso, la morte, la solitudine, il senso di ineluttabile perdita e instabilità degli affetti, l’orrore.

La mostra presenterà una selezione degli amori più importanti di Dylan, più importanti a livello narrativo e di immaginario (penso a Lilly, Marina e Bree Daniels, per esempio) e più importanti per poesia, inusualità e forza (qui mi vengono in mente Phoenix, la fioraia di Margherite e, perché no, Mater Morbi). Alle riproduzioni saranno affiancati dei pannelli contenenti stralci delle interviste inerenti all’argomento allo scopo di scandagliare, in compagnia degli autori, la psicologia del personaggio Dylan Dog.

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